giovedì 10 aprile 2014

Pollo Tandoori Masala

Le spezie sono sostanze aromatiche di origine vegetale generalmente di provenienza esotica come il pepe, lo zenzero, i chiodi di garofano, la cannella, la noce moscata, che vengono usate per aromatizzare e insaporire cibi e bevande oltre che in medicina, in farmacia e nella cosmesi.
Le spezie hanno avuto un ruolo importante nella storia sin dalla loro scoperta. Già intorno al 2600 a.C. il loro uso era ampiamente diffuso tra gli Egizi, che somministravano agli operai impiegati nella costruzione della piramide di Cheope dei cibi speziati con lo scopo di proteggerli dalle epidemie. Nel papiro Ebers, redatto intorno al XVI secolo a.C., sono descritti numerosi rimedi a base di erbe aromatiche e spezie e fra i vari ritrovamenti archeologici sono state rinvenute tracce di anice, fieno greco, cardamomo, cassia, cumino, aneto e zafferano. Già in quest'epoca la gran parte delle spezie proveniva dall'India.
Nel mondo antico e medievale erano tra i prodotti di maggior valore, tanto da giustificare l'apertura di nuove rotte commerciali. Le spezie furono il motivo principale per cui il navigatore portoghese Vasco da Gama aprì la rotta per l'India e spinsero Cristoforo Colombo a cercare sia una rotta rapida e sicura per le Indie, che finanziatori attratti dalla possibilità di avere nuove spezie da commerciare.
Ne esistono diverse varietà e sono oggi molto usate anche nella cucina quotidiana, possono essere aggiunte singolarmente a piatti di carne o verdure, cotte o crude, oppure sottoforma di specifiche miscele.
Per la nostra ricetta vi proponiamo la miscela di spezie Tandoori Masala, usata in India per insaporire il pollo cotto nel tandoor, un forno cilindrico d’argilla tipico dell’India settentrionale impiegato per cuocere carne e pane tipico. La caratteristica di questa miscela è il profumo straordinario ed un colore rosso fuoco dovuto all’uso dell’annatto, che si può non utilizzare. Il motivo del suo utilizzo nella preparazione della miscela è comprensibile se si considera che in questa cultura  il colore dei cibi ha un alto valore simbolico: in India, in particolare, il pavone o galletto è l’attributo di Skanda, dio della guerra, che personifica l’energia solare. Cibarsene significa dunque rinforzare la propria energia vitale con quella del sole.

Questa in genere la composizione della Tandoori Masala: cannella, cardamomo, coriandolo, cumino, pepe nero, chiodi di garofano, noce moscata, curry, zenzero, peperoncino piccante.
La Tandoori si può preparare in casa polverizzando insieme queste spezie oppure può essere acquistata già miscelata, nei negozi specializzati o nei grandi supermercati.
Per la preparazione del Pollo Tandoori Masala occorrono:

4-6 cosce o fusi di pollo
250 ml di yogurt al naturale ( meglio se intero)
Il succo di mezzo limone
1 cucchiaino di miscela Tandoori ( due, se si vuol rendere il piatto più piccante e colorato)
Sale q.b.

Preparare una marinata mescolando lo yogurt al limone e sale, quindi aggiungere le spezie amalgamando bene. Incidere le cosce di pollo che andranno private della pelle, quindi unirle alla marinata e lasciare insaporire in frigo per almeno un paio d’ore.
Preriscaldare il forno a 200°, trasferire il pollo in una teglia e cuocere per 30-35 minuti.
Servire caldo, ottimo anche accompagnato da riso Basmati bianco.

Buon appetito e…Namaste!

martedì 8 aprile 2014

Polpette di melanzane

La melanzana, il cui nome scientifico è Solanum Malongena, è un ortaggio che appartiene alla famiglia delle solanacee come il pomodoro, il tabacco e il peperoncino. Anticamente veniva considerata addirittura immangiabile proprio per la presenza della solanina: infatti se consumata a crudo presenta un gusto amaro che invece si stempera con la cottura.
Questo ortaggio di forma tonda, allungata o ovale nelle varie tonalità di viola e viola scuro ha un bassissimo apporto calorico (16 calorie per 100 grammi), è assai ricco di acqua (per circa il 93% della sua essenza) e stimola l’attività dei reni. Possiede anche una discreta percentuale di potassio, di vitamine A e C, fosforo, calcio, e tannino; ha solo lo 0,1% di grassi e contiene pochi zuccheri (2,6%).
Inoltre la melanzana vanta proprietà depurative ed è blandamente lassativa essendo ricca di fibre (tra le quali domina la pectina) che sono ben tollerate dall'intestino e contribuiscono a facilitarne il funzionamento, oltre a regolarizzare e stimolare l’attività del fegato contribuendo ad aumentare la produzione e l’eliminazione della bile. Sembra che soprattutto nella buccia siano presenti sostanze che hanno effetti benefici sul pancreas e sull’intestino, oltre che funzionali per abbassare il livello di colesterolo nel sangue.
In frigorifero, le melanzane si mantengono anche per 4 giorni, a patto però di non togliere il picciolo che ne prolunga la vita e la freschezza.
Per la conservazione, tagliarle e sbollentarle in acqua e aceto di mele che le rende più digeribili, quindi far freddare e congelare o metterle sottolio in vasetti di vetro tipo quattro stagioni con spicchi di aglio, pepe, origano e olio.
In cucina tenete presente che la sua polpa tende ad assorbire molto i condimenti, in particolare l’olio, quindi attenzione alle quantità!
Oggi vi proponiamo una ricetta a base di melanzane che ha un sapore leggero ed estivo, molto gustoso:

tre melanzane tonde medie
100 gr parmigiano
1 uovo intero
Pangrattato q.b.
Sale e pepe q.b.
Olio per friggere.

Lavare e mondare le melanzane, tagliare la polpa a tocchetti grossolani e cuocerla in una padella Wok con poca acqua e sale.
Appena si sarà ammorbidita, porla in un colapasta per farla freddare ed eliminare l’acqua in eccesso premendo con le mani.
In un recipiente unire alla polpa l’uovo, il parmigiano e aggiustare la consistenza del composto con un po’ di pangrattato.
Lavorare le polpette con le mani e passarle nel pangrattato prima di friggerle nell’olio caldo.
Una gustosa variante è farle rosolare nell’olio e terminare la cottura in un sugo di pomodoro fresco e basilico.
Servire calde.
Buon Appetito!

domenica 6 aprile 2014

Pasta integrale con broccoli e pinoli



Negli strobili di alcuni tipi di conifere volgarmente chiamati pigne, tra le scaglie legnose, sono alloggiati i pinoli, semi commestibili protetti da un guscio solido, simile a quello delle noci. La raccolta avviene tra ottobre e aprile; in Italia la produzione è concentrata in Lazio e Toscana, ma in questi ultimi anni vengono anche importati dalla Cina, a prezzi bassi e di qualità decisamente inferiore.
Essi contengono una discreta presenza di minerali (manganese, sodio, ferro, potassio, fosforo, calcio, zinco) e di vitamine tra cui la A, alcune del gruppo B e una lieve percentuale di vitamina C. Sono un ottimo integratore alimentare, da utilizzarsi soprattutto nei cambi di stagione e fonte di energia, anche se le persone in sovrappeso non devono abusarne visto che, come tutta la frutta secca, sono un alimento calorico: cento grammi di pinoli, infatti, corrispondono a seicento Kcal. Non dimentichiamo infine che alcune sostanze contenute nei pinoli hanno proprietà antiossidanti.
Ingredienti:
80 gr. di pasta integrale nel vostro formato preferito
Broccoli in cimette
Aglio e scalogno tritati per il soffritto
Una manciata di pinoli
Mezzo bicchiere di salsa di pomodoro
Coriandolo in polvere
Sale, olio d’oliva evo, qualche foglia di basilico fresco


Lavate accuratamente i broccoli, separandoli in cimette. I gambi spessi, dopo averne tagliato almeno due/tre centimetri, usateli per preparare un trito con lo scalogno e l'aglio, usando un tritautto elettrico. Mettete una pentola larga sul fuoco, aggiungetevi qualche cucchiaio di olio di oliva evo, poi il trito che avete preparato e fate soffriggere qualche minuto a fiamma viva. Spolverate con il coriandolo e abbassate poi la fiamma. Se si dovesse asciugare troppo, aggiungete acqua tiepida.

Nel frattempo, mettete a bollire la pasta integrale. Quando il soffritto è a puntino, aggiungete la salsa di pomodoro, fate cuocere per una decina di minuti e infine unite le cimette dei broccoli che non devono cuocere molto, sono sufficienti una decina di minuti, fino a quando non diventano tenere.

Scolate la pasta al dente, unitela alle cimette e fare insaporire nella padella per un minuto o due. Aggiungete, a fuoco spento, le foglie di basilico e i pinoli freschi.



venerdì 4 aprile 2014

Tortino di patate e acciughe

L’acciuga, detta anche alice, è un pesce pelagico di piccole dimensioni, tra i 12-15 centimetri, della famiglia degli Engraulidae. Le acciughe si muovono in branchi molto numerosi, è piuttosto comune nel nostro Mediterraneo, soprattutto nel Mar Adriatico, nel canale di Sicilia e nel Golfo di Genova.

Dal punto di vista nutrizionale le acciughe sono pesci con carni semi-grasse, da gusto molto delicato e dal basso contenuto di grassi. Significativa la presenza di acidi grassi essenziali e vitamine, come la niacina e la riboflavina, hanno un elevato contenuto di oligoelementi come fosforo, ferro e rame. Oltre all'apporto di proteine animali di elevata qualità, la carne delle acciughe è ricca di acidi grassi insaturi e recenti studi hanno provato che, una dieta ricca di questo pesce azzurro diminuisce il rischio di malattie cardiovascolari.

Ingredienti:
600 gr. di acciughe molto fresche
due cucchiai di olio evo
aglio e prezzemolo tritati q.b.
250 gr di pomodorini ciliegini affettati
500 gr di patate tagliate a rondelle molto sottili
sale q.b.

Togliete la testa, le interiora e le lische alle acciughe, lavatele sotto un filo di acqua corrente. Disponetele su un foglio di carta Scottex e intanto, in una padella di acciaio o antiaderente, fate rosolare nell'olio extravergine di oliva l'aglio e il prezzemolo tritati facendo attenzione a non bruciarli. Unite i pomodorini tagliati a fettine o a metà, a seconda della grandezza e fate saltare a fuoco vivo per qualche istante.

Intanto sbucciate e lavate le patate e tagliatele a rondelle molto sottili, quando avrete terminato lavatele ancora sotto acqua corrente e asciugatele con un canovaccio.

A questo punto, in una teglia rotonda di circa 28 centimetri, disponete un primo strato di patate poi proseguite con le acciughe aperte e con qualche cucchiaio di pomodorini. Proseguite così fino a esaurimento degli ingredienti. L'ultimo strato sarà di pomodorini.  

Condite con un filo d'olio evo, un pizzico di sale (non esagerate: il sale copre il sapore degli altri ingredienti e fa male alla salute!). Mettete in forno già caldo a 180° per almeno trenta minuti, controllare la cottura delle patate e del pesce e se il sughetto dovesse asciugare troppo, coprite la teglia con un foglio di alluminio, per conservare l'umidità.





























mercoledì 2 aprile 2014

Taralli


Il tarallo è un prodotto da forno tipico del sud d’Italia, inserito nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani. In Basilicata esiste anche la versione dolce, il “tarallo di Avigliano” fatto con glassa di zucchero fondente, profumato all'anice. É un anello di pasta non lievitata e l'impasto base è composto di farina, acqua o vino, olio e sale. Troppe le ipotesi sull’etimologia del nome, forse la più quotata potrebbe essere quella dal latino torrère, cioè abbrustolire. 

Famoso il tarallo pugliese ma il tarallo ha sfamato intere generazioni di napoletani, tra l’altro: i fornai, a fine ‘700 quando la fame era nera e terribile, non buttavano di certo i ritagli della pasta di pane. Quindi, con la tipica fantasia napoletano, cominciarono ad aggiungere un po’ di strutto e pepe, a fare delle striscioline che poi trasformavano in ciambelline e poi cuocevano nel forno insieme al pane.

Si mangiava nelle osterie, con vino spesso poco pregiato.
Taralli di Avigliano
Oggi si sgranocchiano sul lungomare di  Mergellina ma una volta esisteva il tarallaro che, con la sua cesta sulle spalle vendevano i taralli ai passanti. Oggi la figura del tarallaro è scomparsa, ma nella tradizione orale napoletana ancora adesso, per indicare una persona con poca voce in capitolo e in preda agli eventi si dice “me pare ‘a sporta d’o tarallaro!”
 

Ingredienti per circa trenta taralli:

500 gr di farina
180 gr. di strutto oppure olio d'oliva evo, circa 130 ml.
mezzo bicchiere di vino bianco secco;
acqua tiepida q.b.

sale circa 10 gr.
pepe nero, semi di finocchietto, peperoncino o altre spezie a piacere se gradite timo o origano.

Strutto
Versate in una ciotola la farina e aggiungete l’olio, il sale, il pepe (o l'ingrediente che avrete scelto) e infine il vino bianco. Impastate, quando avrete formato una palla elastica, trasferite il tutto su di un’asse di legno e impastate per circa un quarto d'ora, dovrete ottenere un impasto morbido, elastico ma più sodo di quello del pane. Ora mettete l’impasto per i taralli in una ciotola, copritelo con pellicola o un canovaccio e fatelo riposare per almeno mezz’ora in un luogo tiepido.

Trascorso il tempo, con il palmo della mano ricavate dei bastoncini del diametro di un centimetro circa e  lunghi circa otto, unite le due estremità e create un cerchio. Ecco il vostro tarallo, procedete così fino all'esaurimento dell'impasto. Quando avete finito mettete i taralli ottenuti su un canovaccio pulito. In una pentola portate a bollore dell’acqua e buttateci dentro una dozzina di taralli alla volta. 


Non appena i taralli verranno a galla, scolateli e adagiateli in un vassoio foderato con un canovaccio pulito. Dopo qualche minuto, trasferiteli in una teglia foderata con carta forno e infornateli in forno già caldo a 180° per circa venti-venticinque minuti, fino a quando non saranno dorati in superficie. Toglieteli dal forno e lasciateli raffreddare completamente prima di gustarli.